“Lasciando andare, diventiamo liberi di usare tutto il nostro potere mentale per godere di questo momento e creare un futuro meraviglioso.” Louise Hay

Come ogni anno rieccoci a fare il sunto dell’anno che sta per finire.

Trovi molto utile riguardare a ciò che è stato per vivere meglio il mio presente e cercare di capirmi ogni anno un po’ di più.

È stato un anno difficile sotto molto punti di vista, ma di certo ricco e molto educativo.

Ho rafforzato la consapevolezza che nella crisi so venirne fuori; che i problemi hanno sempre una soluzione, che ci piaccia o meno; che sono circondata da persone stupende che mi vogliono bene per quel che sono; che la conoscenza di me stessa è solo all’inizio; che a volte bisogna mollare tutto e tutti per sopravvivere.

Quest’ultimo pensiero è quello su cui sto lavorando ora.

Negli ultimi due mesi sono stata sopraffatta dal lavoro, dalle emozioni e dalla stanchezza.

Stanchezza dovuta al correre dietro alla vita, alla mia “malattia”, al bisogno di riempire vuoti, alla necessità di far sentire bene tutti coloro a cui voglio bene, al pretendere il 120% da me stessa.

Ho cavalcato inconsciamente e sconsideratamente quella sottile linea del mio limite personale cercando di capire quanto potessi osare.

Fortunatamente mi è stato ricordato di “mollare tutto e subito” in tempo.

Ho la capacità naturale di assorbire i drammi altrui senza troppe afflizioni, ma questo quando il mio io funziona perfettamente.

Ultimamente ero stanca, energicamente vuota e il turbinio dei problemi altrui mi hanno trascinato in un vortice al ribasso.

Ho dovuto dire basta.

Mi dispiace non esserci, non voler scrivere ne parlare con nessuno, non voler ascoltare quelli che io sento come dischi interrotti. Mi dispiace ma ora ho bisogno di pensare a me. Mafalda mi ha chiesto attenzione e lo ha fatto come solo lei è in grado, scuotendo ogni singolo muscolo e nervo del mio corpo.

Dormo, leggo, mangio se ho fame, dormo di nuovo.

Sono tornata in montagna, sulla cima, tra la neve. Sola. E mi sono goduta quella libertà che non so spiegare. Sono come si suol dire in convalescenza dal mondo. È un processo a me fondamentale che mi premette di vivere e relazionarmi con tutti voi. La mia solitudine è fondamentale per la mia socialità.

Mi sono ripromessa di essere felice, di provarci ogni giorno della mia vita, sia essa breve o lunga.

Mi sono ripromessa di essermi fedele, e di non aver rimpianti.

Mi sono ripromessa di non avere dipendenze da nulla o nessuno.

Mi sono ripromessa di amare nel senso più libero del termine senza vincoli ne pretese.

E per farlo devo dimostrare di amare la mia testa, il mio corpo e il mio cuore.

Questo anno è stato difficile ma mi ha ricordato chi sono, chi voglio essere e che sono italiana.

Nell’accezione di parte di

“Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigatori”

Mi hanno chiamata come una principessa ma anche come il personaggio di un fumetto. Che cosa buffa…. entrambe mi rappresentano.

Au revoir.

E’ proprio vero che ci vogliono almeno 18 anni per raggiungere la maggiore eta’.

Lo e’ almeno per me.

Oggi sono 18 anni dacche’ ti ho lasciata andare.

Non posso dimenticarmi quel pomeriggio di novembre: ero ai piedi del tuo letto. Dalla mattina avevi iniziato a delirare. Il cielo si e’ scurito e ha iniziato a piovere. Io ti ho detto “Ciao mamma, va e sii felice.” e tu lo hai semplicemente fatto. Dopo poco e’ tornato il sereno.

Sai mamma, dicono che il tempo aiuti a lenire i dolori e a far sembrare tutto piu’ leggero, ma la verita’ e’ che ci si puo’ solamente abituare un po’ e si impara a sopportare meglio. Prima le lacrime erano piu’ frequenti, ora riesco a gestirle meglio ma quando scendono sono piu’ grosse.

Sai mamma, non e’ la malinconia di quel che avrebbe potuto essere a farmi star male: io so che era arrivato il momento di salutarci e sono serena a riguardo. E’ che mi manchi: mi mancano  tutte quelle piccole cose che erano tue; mi manca qualcuno come te con cui parlare, con cui litigare, con cui raffrontarmi.

Sai mamma, io sono fortunata perche’ in questi anni ho incontrato amici che mi vogliono un gran bene nonostante il mio caratteraccio; ho la zia Lulu’ che mi vizia e mi fa sentire amata (come seconda mamma sta facendo un gran lavoro, e’ veramente brava!).

Ma nessuno e’ come te: non ci sono quei sorrisi avvolgenti, quella gioia di vivere e di stare insieme per cui tutti ti hanno amata e tutt’ora ti amano; non c’e’ nessuno capace di dirmi veramente di no, che sto sbagliando, che dovrei ambire al meglio; non ci sono quegli abbracci che ti fanno sentire amato.

Il fatto e’ che io non sono te e non sono brava per nulla a ricreare quella vita in cui mi hai cresciuta e che io amavo tanto.

Sai mamma, ti hanno voluto bene tutti: avevi la capacita’ di essere sempre giusta a prescindere, in ogni situazione.

Non sai quanto mi sarebbe piaciuto somigliarti un cicinino di piu’, ma io non sono te e vado avanti cosi’…

Chissa’ se ti sarei piaciuta….

 

Mi manchi.

Tanto.

 

 

 

Buongiorno, eccoci al primo episodio di questa nuova rubrica che virtualmente va in scena ogni domenica sera su Instagram ( cercatemi e la troverete per 24 ore nelle stories – Utente ladymafaldadivenicebeach  ),  poi in settimana viene messa nero su bianco su questo blog.

E’ una rubrica fatta per ridere, per esorcizzare ciò che ci accade nel tentare di approcciarci all’altro, con evidenti scarsi successi.

E’ una rubrica per farci aiutare ma soprattutto per farci capire quanto siamo unici e al tempo stessi uguali: il più delle volte si parlerà al maschile, ma molti dei miei personaggi valgono per ambo i sessi; semplifichiamo per dare un carattere, ma troverete personaggi appartenti a varie categorie man mano che si andrà avanti; non sentitevi presi in causa, non c’è risentimento ne accuse, solo quella voglia di prendersi alla leggera e migliorarci.

L’INDECISO

Non sapendo con chi partire, e essendo indecisa pure io, eccolo qua il mio primo caso da trattare. E’ stato facile come bere un bicchier d’acqua.

L’indeciso è quello che ti cerca, ti vuole, pensa che tu gli piaccia ma non lo sa bene neppure lui.

Organizza, è carico di buoni propositi e ottimista, ma in un nonnulla tutto casca come un castello di sabbia.

Non lo fa con cattive intenzioni perchè fondamentalmente non sa neppure lui cosa sta facendo. Semplicemente dopo avreti dato un agoniato appuntamento venti minuti prima si ricorda di duemila altre cose che aveva da fare, tra cui il compleanno della trisavola pluricentenale a cui lui non può dire di no: sono scuse ma dette per non ferirti, per non ferire se stesso.

Ora, se non sai cosa provi, perchè non ti fermi un attimo e respiri? Perchè non la smetti di mettere il piede in duemila scarpe? Perchè non cerchi di parlare almeno almeno prima con te stesso?

Mi rendo conto che non è semplice: affrontare l’insicurezza è uno dei mali che attanagliano l’umanità da secoli.

Io, noi, probabilmente anche voi, ci rimarrete comunque di sasso di fronte a questo uomo: lui non sa scegliere e allora come si fa? In fondo forse non è colpa sua, ma della vastità delle offerte che il mondo ha da offrire…

Attendo aiuto, semmai potreste darmelo!

 

Dio quanto mi manchi. Non so bene se lo sai quanto ti vorrei qui ora. Vorrei chiederti duemila cose, dalle più banali a quelle serie e sperare tu possa darmi una risposta. Vorrei che mi aiutassi a leggere i tarocchi e mi spiegassi perché io sono così, difficile pare, diversa di sicuro. Vorrei dirti di andare a bere un caffè con la zia Lulú. Vorrei parlarti dei miei problemi, dei miei dubbi. Vorrei raccontarti di ciò che mi rende felice. Vorrei tante cose. Ma più di tutto vorrei averti qui. E mi dispiace che non mi basti il tuo ricordo. Non prenderla male mamma, io sono fortunata. Mi hai cresciuto forte. Ho tante persone che mi vogliono bene. Papà sta facendo un buon lavoro anche se non è te. Sono circondata da splendidi esemplari di esseri umani e non solo. Ma tu mi manchi da morire. E il vuoto che hai lasciato è li. Costantemente. Ciao ne. Manchi.

Questa sera mi sono ritrovata a voler scrivere.

Avevo in mente di sviluppare alcune considerazioni nate all’ombra di una splendida scultura che rappresenta l’amore (materno), ma come la maggior parte delle volte nella vita rieccomi a rispolverare alcuni brani Waka dell’Imperatore Meiji che il Maestro Usui (1865-1924) introdusse nel suo manuale smaschera il demone interiore.

Il maestro evidenziale caratteristiche del Manipolatore, di quello che io di solito chiamo il ciuccia energie.

In maniera molto chiara elenca 30 punti che caratterizzano questo genere di persone, noi stessi probabilmente, ed e’ a mio parere un modo fantastico per farci un bel esame di coscienza e cercare di guardare le cose in altro modo.

E’ un lavoro interiore indispensabile per migliorarci, sia dentro che fuori. E’ necessario capire ciò che siamo e ciò che vogliamo essere. Le energie non sono infinite: non lo sono almeno per me ora a 40 e passa anni e non posso permettermi di bruciarle in atteggiamenti negativi, con persone che non vogliono creare nulla di buono. Non prendo questa lista come la verita’ assoluta ma di certo aiuta a creare uno spunto di riflessione.

Penso che ciascuno abbia avuto a ce fare con persone cosi’: a te no? Come ti sei sentito? Come hai reagito?

Ecco i 30 punti:

1. Colpevolizza gli altri in nome del legame familiare, dell’amicizia, dell’amore, della coscienza professionale.

2. Riporta la sua responsabilità su degli altri, o si dimette dalle sue.

3. Non comunica chiaramente le sue richieste, i suoi bisogni, sentimenti e opinioni.

4. Risponde molto spesso in modo sfocato.

5. Cambia le sue opinioni, i suoi comportamenti, i suoi sentimenti a seconda delle persone o delle situazioni.

6. Invoca ragioni logiche per travestire le sue domande.

7. Fa credere agli altri che devono essere perfetti, che non devono mai cambiare opinione, che devono sapere tutto e rispondere subito alle domande e richieste.

8. Mette in dubbio le qualità, le competenze, la personalità degli altri : critica senza averne l’aria, svalorizza e giudica.

9. Fa fare i suoi messaggi da altrui.

10. Sparge la zizzania e crea sospetti, divide per meglio regnare.

11. Sa impostarsi da vittima affinchè lo si commiseri.

12. Ignora le richieste anche dicendo di occuparsene.

13. Utilizza i principi morali altrui per appagare i suoi bisogni.

14. Minaccia in modo mascherato, o pratica il ricatto all’aperto

15. Cambia addirittura soggetto nel bel mezzo di una conversazione.

16. Schiva o scappa dal colloquio, o dalla riunione.

17. Punta sull’ignoranza altrui e fa credere nella sua superiorità.

18. Mente

19. Predica il falso per sapere il vero.

20. E’ egocentrico.

21. Può dimostrarsi geloso.

22. Non sopporta né critica né evidenze.

23. Non tiene alcun conto dei diritti, dei bisogni, e dei desideri altrui.

24. Utilizza spesso l’ultimo momento per comandare o far agire gli altri.

25. Il suo discorso pare logico o coerente, mentre i suoi atteggiamenti corrispondono allo schema opposto.

26. Lusinga per compiacerti, offre regali, si premura improvvisamente verso di te. 27. Produce un senso di disagio o di non-libertà.

28. E’ perfettamente efficiente per attingere ai suoi propri scopi, ma a spese altrui. 29. Ci fa fare cose che non avremmo probabilmente fatte di grado nostro.

30. E’ costantemente oggetto di conversazione, anche quando non è presente.

Ed eccoci qui, 365 giorni son passati e questo anno di compleanni e’ finito.

Che ho combinato quest’anno?

La mia mamma mi ha regalato un inverno speciale pieno di neve.

Il mio papa’ mi ha permesso di godermela tutta.

Meaghan mi ha sorpreso tutto l’anno.

Lisa e Valentina mi hanno fatto volare.

Greta e Alle mi hanno fatto ridere e sentire sempre fin troppo giovane.

Giorgia e Francesca mi hanno fatto fare il primo bagno dell’anno.

Simone mi ha fatto sciare.

Ros e Paolo mi hanno regalato il mondo.

Anna mi ha fatto tornare adolescente.

Furio ha cucinato per me.

La mia Cuggi mi ha fatto vibrare.

Con la mia Vale siamo andate a ballare.

Erica mi ha fatto diventare una marionetta magica.

Patrizia mi ha fatto trovare la dolcezza.

Elisa Alessia e Gloria mi hanno energizzato.

Guido mi ha donato bellezza e colore.

Giancarlo ha superato i suoi limiti pur di stare insieme.

Francesca e Chiara hanno contribuito alla mia passione letteraria.

Mia zia Lulù mi ha fatto rilassare.

L’altra mia zia mi ha messo comoda.

Silvia mi ha regalato la delicatezza che solo poche persone sanno dare.

Manuela mi ha accompagnato in gite culturali.

Laura: chiacchere e prosecchi!

Matteo mi ha regalato un compagno di passione.

I miei compagni delle elementari mi hanno fatto ritrovare amici perduti.

 

Molti di voi mi hanno donato del tempo: ore da passare insieme, uno dei beni piu’ preziosi oggi.

Un anno di incontri, cene, birre, chiacchere, pianti, ricordi e piani per il futuro.

Un anno di quadrature del cerchio: abbiamo capito insieme cosa serve per essere felici insieme, cosa fare per sorridere come dei bimbi felici.

Una macchina di memories difficili da dimenticare.

Grazie a tutti voi che ne avete fatto parte e scusatemi se mi sono dimenticata di qualcuno.

Grazie per avermi fatto sentire speciale ogni volta.

Grazie per tutti gli auguri ricevuti, anche ripetuti, ribaditi e sempre e comunque nuovi.

Grazie per aver passato del tempo insieme, per aver contribuito a creare dei ricordi stupendi.

Grazie .

 

Domani sara’ di nuovo il mio compleanno, quello vero.

Da domani tornero’ ad essere solo io.

O forse no?

 

Di certo ora ho un cuore piu’ grande e piu’ aperto.

 

E’ iniziato questo 2018.

Il 18 è l’unico numero contenete un 8 finale che mi piace: 1+8 uguale libertà.

Mi è sempre piaciuto, per vari motIvi, e questo nuovo anno si è già dimostrato per quello che è.

Speciale.

Ho iniziato l’anno circondata da tanta neve, con il cielo che non voleva smettere di regalarci fiocchi bianci.

Ho iniziato l’anno ridendo e lasciando un quadriennio di “MORIGERATEZZA” e “PENTIMENTO” alle spalle.

Ho iniziato l’anno smettendo di dover dare e iniziando a ricevere.

Sì, perchè la vita non è altro che un dare e avere che devono trovare il loro equilibrio, molto delicato e spesso non chiaro.

Per natura ognuno di noi ha una riserva energetica personale da cui può attingere per superare gli ostacoli che incontriamo, e in cui depositare ciò che il mondo, le relazioni, la natura ci dona giornalmente: questo fa si che non ci esauriamo e ribilanciamo i flussi energetici.

Capita talvolta che si è però costretti a dare e si può rigenerare troppo poco; capita che ciò che diamo in alcuni frangenti della nostra vita sia più di quanto posiamo chiedere indietro; capita di arrivare così stanchi e vuoti che ci si può solo fermare e cambiare.

Sono arrivata alla fine del 2017 esausta, stremata e ammalata.

Sono arrivata alla fine di ciò che potevo dare: sono stati quattro anni intensi, pieni di rivoluzioni, incontri, sfide e disfatte.

Quattro anni in cui sonos sata e mi sono dovuta mettere in dubbio totalmente, in cui ho dovuto ponderare ogni singola cosa di me e di ciò che sono e voglio essere.

Ma sono arrivata fino in fondo e sono stata ripagata con tanto sonno, tante risate e tantissima neve che copiosa continua a scendere.

La neve mi rigenera, mi riempie il cuore e lo fa espandere all’infinito, ha il potere di farmi sorridere e sentire una gioia interiore che solo Shan sulla neve può superare.

Prendere la mia tavola, accettare il mio corpo ingrossato, e salire in alta montagna per poi scendere fino a valle senza mai fermarmi, mentre nevica, è stato l’inizio della rinascita: era il 3 gennaio, il mio primo giorno di guarigione.

L’energia ricomincia a fluire e non ho intenzione di farla smettere. E’ arrivato il momento di ricevere e ricaricare questo contenitore che negli ultimi anni è stato bistrattato per scopi nobili.

Era il momento di dare e ora è il momento di lasciarsi andare e seguire il flusso, cavalcare l’onda.

Di neve fresca nel mio caso.

Buona neve a tutti: Winter is here!

26198176_10155990968726119_8068476512239961435_o

 

 

mamma_zingara

Mia madre chiromante in giovane eta’, una delle sue duecentomila passioni.

Questa mattina mi sono ritrovata a rovistare nel mio vecchio zaino Mandarina Duck tra le mie Smemo alla ricerca di un ricordo da condividere con un’amica lontana.

Stamattina mi sono ritrovata me stessa in diversi anni tra la fine degli anni 80 e la fine degli anni 90.

Stamattina non ho pensato che domani sono 16 anni che non ci sei piu’.

Stamattina ho ritrovato due cose che hanno riaperto un varco temporale e mi hanno catapultata a quando tutto andava bene e il massimo dello sbatti era se amavo Simone o Gigio ( che non so neppure chi sia) o altri nomi che oggi mi fanno sorridere.

Stamattina ho ritrovato un bigliettino con quella tua calligrafia orribile che in cui mi chiedevi di stirare un po’: ancora oggi odio farlo ma sei stata tu ad insegnarmelo e mi ricordo bene che lo odiavi pure te.

Stamattina ho ritrovato la lettera che mi hai scritto per i miei 18 anni dove tra frasi importanti e la confessione di quanto fosse stato difficile fare i genitori, tu e papa’ mi ricordavate quanto mi volevate bene.

Stamattina, come tutte le mattine, mi sono ricordata di quanto mi manchi.

Stamattina, come tutte le mattine, mi sono dovuta ricordare che anche se il tempo passa certe cose non possono cambiare: tu non ci sei piu’ ma io ti voglio ancora un mondo di bene.

Stamattina, ieri, domani… mi manchi W.

stazione

Quando per divertirsi basta dare una mano!

Ormai da un paio di anni ogni secondo martedì del mese mi trovo con un gruppo di belle persone, ormai amici, a discutere di libri. Le libraie e i librai scelgono un testo e se ne parla.

Dopo due anni posso dire che siamo un buon esempi della nostra società: tutti diversi con i nostri tratti caratteristici, la nostra personalità e il nostro essere unici che ci permette di condividere impressioni e letture diverse sugli stessi testi.

Questo stare insieme ci fa anche capire quanto il confronto e il dialogo sia importante per conoscere gli uni gli altri anche se non si condividono alcune opinioni.

Mi affascina sempre notare quanto le stesse parole scritte nere su bianco siano in grado di suscitare emozioni totalmente contrastanti.

Oggetto di argomentazione dello scorso martedì’ e’ stato il testo del premio Nobel per la letteratura Jose’ Saramago – Cecità.

La trama e’ abbastanza semplice: senza una ragione apparente, uno ad uno tutti gli abitanti della terra diventano ciechi. Tutti tranne una donna. La cecità rivela aspetti brutali della maggior parte delle persone che perdono la capacita’ di convivere ed essere “umani”, spinti dalla necessita’ di sopravvivere.

E’ un libro che mai come oggi andrebbe letto. Un libro che ci riguarda tutti.

La cecità altro non e’ che l’indifferenza e l’egoismo che in maniera diversa ci contraddistinguono, il buio della ragione che mai come negli ultimi anni non ci fa vedere oltre il nostro naso.

La discussione e’ stata accesa e intensa: questo libri ci obbliga a pensare e chiederci cosa avremmo fatto se fosse successo a noi.

E’ molto semplice pensare che ciò che accade lontano da noi, in casa di qualcun altro, a persone che hanno un colore della pelle diverso dal nostro, una religione o semplicemente un modo di vivere che non ci appartiene non sia importante o addirittura sia meno impattante di noi.

La cecità accomuna tutti i personaggi del libro che improvvisamente non hanno piu’ un nome perché di fronte alla luce bianca intensa che acceca ogni cosa le differenze non esistono più.

Il buio della ragione non fa distinzioni sociali ma porta ad una guerra tutti contro tutti.

E a chi riesce ancora a vedere non rimane molta speranza davanti all’orrore.

A cosa mi serve vedere. Le era servito per sapere dell’orrore più di quanto avesse mai potuto immaginare, le era servito per desiderare di essere cieca, nient’altro che questo.

lL’estate non è la mia stagione: io con il caldo non vado a braccetto e la gioia di abbronzature, vestitini e scampagnate non mi appartengono.

E’ stata un’estate arida, calda, soffocante. Un’estate che ha bruciato la terra e fatto ingiallire le foglie precocemente.

E’ stata un’estate faticosa: tanto lavoro non programmato da far dimenticare il resto.

Per la prima volta in anni ho staccato felice di scomparire da Busto per ben 10 giorni; felice di non usare telefono o pc per altrettanto tempo. Felice di lasciarmi tutto alle spalle.

Ma al mio ritorno eccole, arse dal sole cocente: a nulla è valso l’intervento – sporadico ma comunque presente – di mio fratello.

Adoro prendermi cura delle mie piante, abbiamo un rapporto molto particolare fatto di mutue attenzioni e risposte: loro sanno che devono un pò arrangiarsi e sanno farsi nortare; io so di dover prestare loro quel minimo di attenzione per cogliere i segnali base e vengo ripagata con una bellezza disarmante.

Eccole ora, secche, aride, sofferenti.

Non sapevo neppure cosa sarebbe rimasto di loro quando ho iniziato a metterci mano. Dieci giorni e di fronte a me il disastro. Ce sono voluti quasi 10 giorni perchè iniziassero a riprendere vita.

Ci è voluta tanta pazienza e fatica per capire cosa c’era ancora da salvare e cosa bisognava lasciare andare.

Quando tutto sembra perduto c’è poco da perdersi d’animo, rimane solo da mettersi all’opera e capire l’entità del danno.

Prima di tutto grossolanamente si strappano erbacce, foglie secche e quant’altro inutile e ormai chiaramente perduto. e’ un lavoraccio che richiede molta pazienza e impegno, più che altro forza fisisca. Terminato il primo step si bagna ciò che rimane e si ripulisce eliminando ciò che abiamo staccato.

Secondo step è un lavoro più delicato. foglia per foglia, rametto per rametto si vanno a togliere i punti ancora “vivi” ma compromessi, malati, uelli che tolgono energie alla pianta che dovrebbero essere invece spese per farla rifiorire e non alimentare inutili dispendi.  Si pulisce per bene, si lasciano a maturare quei rami di cui ancora la sorte non è chiara, si innaffia e si aspetta.

Terzo step è la pulizia finale: mentre qualche gemma ricomincia a spuntare si guarda nel suo insieme la pianta. Alcune parti si sono definitivamente seccate ed è facile tagliarle. Altre invece mostrano segni di ripresa ma ci si rende conto che per come sono messe non giovano all’insieme e potrebbero comprometterne la crescita o la salute complessiva e vengono potati. Se sono forti abbastanza si creano delle talee per dar vita a nuove piante. Si innaffia e si lascia la natura decorrere al suo meglio.

I rami e le foglie sono le persone che ci circondano, più precisamente le relazioni che abbiamo con il mondo intorno a noi. L’acqua è l’energia che riceviamo per crescere ed essere rigogliosi. Il giardiniere siamo noi che dobbiamo prenderci cura del nostro albero, della nostra persona, e favorire la crescita per poter giovare al mondo.

Senza acqua – energie positive, amore, stimoli di crescita – non possiamo che inaridirci e morire. Se non potiamo i rami secchi o quelli che ci sbilanciano e ci tolgono energie inutili non possiamo che spezzarci prima o poi. Se non ripuliamo regolarmente intorno a noi non ci accorgeremo mai di nulla e rischieremmo di sparire per mancanza di cure.

Ecco cosa ho imparato da questa estate torrida.

La potatura è iniziata vedremo cosa sarà rimasto dopo l’inverno.

 

260.JPG

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 941 follower

Follow Architettando alla ricerca del mondo on WordPress.com

Archivi

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

Seidicente

altrimenti tutto è arte

Gio.✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

LIFE

...A VOLTE SI AVVERANO...

Ashtanga Yoga Italia

Una nuova casa dell'ASHTANGA YOGA a Milano con ROSA TAGLIAFIERRO, insegnante autorizzata KPJAYI

Le Parole Di Aurora

Con le mie stesse mani ho gettato questo cuore tra le fiamme. Come una Fenice, è dalle sue ceneri che imparerà a rinascere. Aurora.

La Vita Attraverso Cinema e Arte

La vita attraverso il cinema

(S)guardo sul Mondo

Diario di emozioni, fotografia e consigli di viaggio di una vagabonda in giro per il mondo. Si accettano offerte a forma di sorriso :-)

KAYOGA Brescia

A.S.D Affiliata C.S.A.In Ente di promozione sportiva riconosciuto dal coni

La Metamela

Nella citta’ della moda e degli aperitivi....e in un mondo dove se non ti sposi e non fai figli ti considerano «strana» come sopravvive una single?

In mezzo al mondo

but "don't look back in anger", I heard you say... at least not today. | http://www.inmezzoalmondo.wordpress.com

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

____________Mille Nuovi Orizzonti__________

Nasce dall'esigenza di dare qualche informazione utile sui mezzi di trasporto, ristoranti, guesthouse, luoghi e orari dei viaggi fatti.......lasciando la poesia alla fotografia

CINEMANOMETRO

recensioni film fantascienza, horror, mostri e amenita varie